Geografia linguistica
E' lo studio del mutamento linguistico nello spazio, trae i propri presupposti teorici dalla teoria delle onde di Schmidt. Egli notò che i tratti comuni a due lingue sono tanto più numerosi quanto più le lingue sono vicine. Da ciò l'idea del mutamento che si propaga come un'onda, a cerchi concentrici che si affievoliscono man mano che si allargano.
In realtà si è poi dimostrato che la propagazione di un'isoglossa è un fenomeno ben più complesso da quello immaginato e descritto da Schmidt, come si può vedere dal caso del ventaglio renano che delimita il confine tra alto e basso tedesco, il quale ha dei confini molto frastagliati.
I confini delle isoglosse non sono comunque casuali, in determinati casi si sovrappongono ai confini naturali, o politici (come i casi di feudi in cui si è mantenuta la lingua o il dialetto anche in seguito a cambi di feudatari o nazione).
Bartoli definì le quattro norme areali secondo cui, in presenza di diverse forme linguistiche, la più antica sarebbe quella presente:- nell'area geografica più isolata (es.: k in sardegna al posto di c);
- nelle aree laterali (es.: circus > Rumeno, Spagnolo, circulus > Italiano);
- nell'area maggiore (se questa non è troppo esposta);
- nell'area seriore (luoghi colonizzati).