venerdì 25 gennaio 2008

Geografia linguistica

Geografia linguistica

E' lo studio del mutamento linguistico nello spazio, trae i propri presupposti teorici dalla teoria delle onde di Schmidt. Egli notò che i tratti comuni a due lingue sono tanto più numerosi quanto più le lingue sono vicine. Da ciò l'idea del mutamento che si propaga come un'onda, a cerchi concentrici che si affievoliscono man mano che si allargano.

In realtà si è poi dimostrato che la propagazione di un'isoglossa è un fenomeno ben più complesso da quello immaginato e descritto da Schmidt, come si può vedere dal caso del ventaglio renano che delimita il confine tra alto e basso tedesco, il quale ha dei confini molto frastagliati.

I confini delle isoglosse non sono comunque casuali, in determinati casi si sovrappongono ai confini naturali, o politici (come i casi di feudi in cui si è mantenuta la lingua o il dialetto anche in seguito a cambi di feudatari o nazione).

Bartoli definì le quattro norme areali secondo cui, in presenza di diverse forme linguistiche, la più antica sarebbe quella presente:
  1. nell'area geografica più isolata (es.: k in sardegna al posto di c);
  2. nelle aree laterali (es.: circus > Rumeno, Spagnolo, circulus > Italiano);
  3. nell'area maggiore (se questa non è troppo esposta);
  4. nell'area seriore (luoghi colonizzati).

1 commento:

Ida ha detto...

posso chiederti delle informazioni sulla linguistica areale..del tipo quali testi consigli per approfondire o quali studiosi sono secondo te i più accreditabili?